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Non c’è alcun dubbio che Bruno Pizzul, insieme a Nando Martellini, sia stato il telecronista più iconico della storia del giornalismo sportivo italiano. Friulano di Cormons, si è spento oggi all’ospedale di Gorizia a 87 anni. Sue le cronache di due mondiali rimasti nel cuore del nostro paese, quello delle Notti Magiche del 1990 e dell’eroe per caso Totò Schillaci ma soprattutto quello del 1994 con la grande delusione della Nazionale di Sacchi contro il Brasile. In Rai dagli anni ’70, Pizzul era laureato in giurisprudenza e aveva insegnato alle scuole medie, con un passato da centromediano: aveva giocato a calcio nell’Udinese, nel Catania e nell’Ischia.
Oltre a essere stato voce narrante delle competizioni calcistiche internazionali degli Azzurri per circa venti anni, Pizzul è stato anche presente in tribuna in molte delle imprese dei club italiani. Trionfi del Milan, della Juventus, della Lazio sono stati commentati come sempre con una professionalità e un garbo entrati nell’immaginario collettivo fin da subito, dalla sua prima telecronaca di uno spareggio di Coppa Italia dove – curiosità – si presentò ai microfoni in ritardo di 15 minuti. C’era anche all’Heysel Bruno Pizzul, a commentare una delle grandi tragedie sportive del calcio italiano e internazionale, ma a noi piace ricordarlo come quello che accompagnò un inarrestabile Roberto Baggio verso la finale di Pasadena. L’elegante passione di quelle cronache che hanno appassionato gli italiani in quei roventi giorni d’estate rimarranno per sempre nella memoria di tutti.
